Gli smartphone potranno avvalersi di un vetro auto-rigenerante per i display, grazie alla ricerca condotta dall’Università della California. Potrebbe trattarsi di una piccola rivoluzione, in grado di poter avere effetti sull’intero mercato delle riparazioni.

Uno smartphone con display auto-rigenerante. Sembra quasi fantascienza, eppure è il risultato di una ricerca condotta dall’Università della California, precisamente nella Facoltà di Chimica del campus di Riverside. È stato realizzato un particolare materiale che, potenzialmente, potrebbe riscrivere gli equilibri dell’intero mercato delle riparazioni.

Il materiale in questione è costituito da un polimero estensibile combinato con un composto ionico. È dotato di un particolare legame chimico chiamato interazione ione-dipolo, che descrive le interazioni che vengono a crearsi tra uno ione ed una molecola polare. In termini pratici, quando il materiale si rompe o si graffia, i due elementi si attraggono a vicenda per autoripararlo.

L’esperimento di taglio del materialeChao Wang, uno dei docenti a capo del team di ricerca, ha spiegato come, in uno degli esperimenti eseguiti, il materiale sia stato letteralmente diviso a metà, per poi ricomporsi autonomamente in meno di 24 ore, potendo allungare la propria dimensione originale fino a 50 volte. Un risultato davvero rilevante.

Ciò che però rende questo materiale adatto ad essere applicato ai display degli smartphone è la sua capacità di poter condurre elettricità. In tal senso, è opportuno ricordare quanto realizzato da LG con il G Flex, primo smartphone con il vetro dello schermo curvo e parzialmente flessibile. In quel caso, l’azienda sudcoreana ha applicato alla back cover un trattamento realizzato con le nanotecnologie, in grado di autorigenerarla in caso di piccoli graffi.

LG G Flex

Il materiale utilizzato da LG però non può condurre l’elettricità, e dunque non è stato possibile applicarlo al pannello frontale del G Flex. Del resto, il funzionamento degli schermi touch-screen capacitivi è basato sul circuito che si viene a creare tra la griglia di elettrodi ed il dito dell’utente che, di fatto, svolge la funzione di vero e proprio conduttore.

“L’applicazione concreta, sul mercato, dei materiali autorigeneranti sembra oggi un qualcosa appartenente ad un futuro lontano. Si tratta però di una realtà che, molto presto, avrà una diffusione enorme nella quotidianità di ciascuno di noi, cambiando di fatto le nostre vite” ha affermato Wang.

Il quartier generale dell’American Chemical SocietyIl team esporrà la propria ricerca con i relativi risultati domani, 4 aprile, presso l’ACS (American Chemical Society), la più grande organizzazione scientifica mondiale attiva nello studio della chimica. Il responso di questo meeting sarà fondamentale per l’effettiva applicazione nel campo pratico di questo materiale, che Chao Wang prevede di poter integrare negli smartphone entro il 2020.

 
Con la diffusione esponenziale dei telefoni cellulari full-touch, si è generato un vero e proprio mercato parallelo, legato appunto alle riparazioni dei display, soprattutto in relazione ai pannelli in vetro. Tecnologie come il Gorilla Glass di Corning rappresentano oggi un quid in più per gli utenti in fase di acquisto.

Il Gorilla Glass di CorningUna situazione che potrebbe radicalmente cambiare con la diffusione di questo materiale autorigenerante. Sarà dunque molto interessante verificarne l’effettiva evoluzione, al fine di poter comprendere se possa riuscire a diffondersi in maniera capillare, modificando radicalmente lo stesso approccio di utilizzo degli utenti rispetto al proprio smartphone.

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