Stanchi di continui lavaggi, di lavatrici interminabili e di quel detersivo che finisce troppo presto? Niente paura, adesso i vestiti si puliscono da soli. Un sogno che diventa finalmente realtà per tante donne e uomini alle prese ogni giorno con il bucato. La scoperta rivoluzionaria arriva dall’Australia dove un gruppo di ricercatori del Royal Melbourne Institute of Technology ha creato la prima stoffa autopulente. Per far tornare come nuovo il nostro capo di abbigliamento basterà esporlo al sole o – in caso di pioggia e nuvole – alla luce di una semplice lampada e, pensate, per soli cinque minuti. In altre parole, se durante un pic-nic macchiamo con della maionese la nostra camicia preferita non dovremmo far altro che esporla per qualche minuto alla luce del sole per farla tornare come nuova, senza necessità di toglierla e lavarla.
Tutto questo è reso possibile dalla struttura 3D della stoffa, specializzata nell’assorbire la luce e utilizzata per degradare la materia organica. I ricercatori, infatti, servendosi di piccoli fili d’argento o di rame inseriti nei materiali innovativi, hanno fatto sì che la materia organica e lo sporco presente si degradasse sotto i raggi del sole, senza aver bisogno di essere strofinato con i detergenti più svariati. Sarà la luce a eliminare le macchie proprio come farebbe la candeggina. All’interno dell’Ian Potter NanoBioSensing Facility e del NanoBiotechnology Research Lab presso la RMIT University, gli studiosi hanno lavorato sperimentando nano-strutture realizzate con rame e argento, metalli che hanno un’elevata capacità di assorbire la luce nello spettro del visibile. I tessuti scelti sono stati immersi in soluzioni specifiche che hanno permesso la creazione di queste nano-strutture, tra le fibre dei tessuti, in soli 30 minuti. Questa speciale nano-intelaiatura se esposta alla luce – sia quella solare che quella artificiale di una lampadina – fa “scaldare” alcuni elettroni che rilasciano poi una quantità di energia in grado di far degradare eventuale sostanza organica presente. E tutto questo in soli 6 minuti, davvero poco se paragonato a un ciclo della lavatrice e soprattutto con un risparmio in termini di consumo d’acqua, di detersivo e di energia.

Secondo gli autori della ricerca, pubblicata sulla rivista Advanced Materials Interfaces, lo stesso principio che permette alla stoffa hi-tech di degradare la materia organica potrà essere applicato a diversi tipi di produzioni industriali, dalle sostanze per l’agricoltura ai farmaci, ma anche in campo militare e sportivo. Molte di queste industrie, infatti, adoperano catalizzatori a base di rame, e sappiamo che il rame può essere riutilizzato. In questo modo si potrebbero ridurre i costi a lungo termine, proprio perché sarà possibile riutilizzare il tessuto un certo numero di volte.

Addio dunque alle macchie difficili e al bucato? Non del tutto. Secondo il dottor Rajesh Ramanathan, tra gli autori dello studio, c’è naturalmente ancora un po’ di lavoro da fare prima di poter iniziare a buttare via le lavatrici, ma questo risultato è una buona base per sviluppare tessuti completamente autopulenti. Anche se le macchie più ostinate non possono essere spazzate via immediatamente. Salsa di pomodoro e vino rosso sono ancora molto difficili da rimuovere anche con la luce. La sfida nel futuro – fanno sapere i ricercatori – sarà proprio quella di eliminare queste macchie che sono da sempre le più ostinate.

La scoperta potrebbe davvero cambiare le abitudini di milioni di persone con un risparmio energetico e economico non indifferente. Non è la prima volta che si sente parlare di tessuti autopulenti, introdotti sul mercato da circa 10 anni. Fino a oggi, però, essi respingevano solo l’acqua o le sostanze a base di olio piuttosto che essere effettivamente autopulenti. Negli ultimi anni, inoltre, i progressi delle nanotecnologie hanno aperto la strada per lo sviluppo di altri prodotti tessili intelligenti, come appunto i tessuti idrorepellenti. Un team di ricerca biologica del MIT, ad esempio, ha recentemente sviluppato una stoffa biologica per l’abbigliamento sportivo che risponde al calore e al sudore del corpo. Questi vengono incorporati nel tessuto che lavora attivamente per ventilarsi e quindi migliorare le prestazioni atletiche. E chissà quante altre scoperte ci riserverà il futuro.

Di Enza Petruzziello

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *