La quarta rivoluzione industriale e l’automazione del lavoro non sono roba da film di fantascienza, è già in corso e cambierà la società attuale con un mutamento epocale. L’Industria 4.0 trasformerà molti lavori di oggi in mansioni vecchie e obsolete. Osservatori, economisti e studiosi di ogni genere stanno cercando di capire i due elementi cruciali della quarta rivoluzione industriale: i tempi e l’impatto sul mercato del lavoro. Sarebbe fondamentale capire in quanti anni l’Industria 4.0 rivoluzionerà la società di oggi e soprattutto quale sarà il saldo tra posti di lavori bruciati e nuove opportunità.

Il problema più grande però è l’immobilismo della politica. Se negli Stati Uniti, con l’amministrazione Trump vige il negazionismo pressoché totale, in Europa è partito soltanto un timido dibattito sull’Industria 4.0. Ma se come sostengono in molti, l’Industria 4.0 spazzerà via milioni di posti di lavoro nel giro di pochi anni, il tema è da affrontare con molta più urgenza.

E così fioccano proposte di ogni genere. C’è chi si chiede se non si possa arginare questa risoluzione fissando dei paletti all’utilizzo dei robot e decidendo una quota minima di umani da mantenere in ogni azienda intenzionata a sostituire dipendenti con robot. Torna il tema del reddito universale per sostenere i milioni di lavoratori che si troveranno ad essere rottamati con l’arrivo dei robot, efficienti, infallibili e meno costosi. Ormai famosa, c’è anche la proposta di Bill Gates di “far pagare le tasse” ai robot in modo da poter finanziare tutte le forme di welfare necessarie per coloro che saranno messi alla porta del mondo del lavoro.

Se la comunità scientifica pare aver preso sul serio la questione dell’Industria 4.0, la stessa cosa non può essere detta per la politica. Il tema della quarta rivoluzione industriale al momento è sottovalutato da tutti i Paesi industrializzati, quelli che saranno travolti per primi. Le idee ci sono, ma il punto è che la politica deve iniziare a considerare il problema come serio e urgente cercando una soluzione per il disastro occupazionale e sociale che sta per abbattersi su tutti noi.

Industria 4.0: i robot ci ruberanno il lavoro?

Per rispondere correttamente a questa domanda ci vorrebbe una sfera di cristallo. Come tutte le rivoluzioni che si rispettino, l’Industria 4.0 avrà effetti profondi sulla società, ma è difficile prevedere quanto saranno devastanti per il mondo del lavoro. Alcuni punti però, possono essere considerati certezze. I robot stanno già sostituendo alcune figure professionali o mansioni e se da una parte mettono al sicuro le persone dai lavori più pericolosi, dall’altra vanno a sostituirsi ad intere classi di lavoratori.

Alcune figure professionali dell’industria, ma anche dell’amministrazione andranno a scomparire del tutto, mentre in alti casi i robot potranno sostituire le persone soltanto in alcune mansioni riducendo comunque il numero complessivo dei lavoratori necessari.

Le stime come abbiamo già detto oscillano tra la il pessimismo totale e l’ottimismo sfrenato. Secondo un’analisi dei dati del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale 2016 (CEDEFOF), i posti nel complesso aumenteranno. Nel periodo 2015-2025 i posti di lavoro netti aumenteranno di quasi il 3% in Europa: entro il 2025 si creeranno quasi 9,3 milioni di posti di lavoro dati dall’uscita dal mercato del lavoro (tramite per esempio prepensionamenti), dalla sostituzione e dalla creazione di nuove professioni.

Al contrario gli economisti dell’Oxford Martin School prevedono che nei prossimi vent’anni computer e robot renderanno obsoleto il 47% dei posti di lavoro di oggi determinando una perdita di milioni di posti di lavoro. Un saldo negativo è previsto anche dall’indagine “Future Jobs” presentata al World Economic Forum: secondo lo studio l’automatizzazione provocherà una perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro, compensata da un guadagno di 2 milioni di nuovi posti, con un saldo negativo di circa 5 milioni.

Gli economisti tendono ad essere poco ottimisti. Come riporta il sito QZ.com sostengono che una percentuale compresa tra il 9% e il 47% dei lavoratori in Occidente perderà il posto di lavoro a causa dell’automazione entro i prossimi due decenni. Non solo. Tra le grandi aziende comprese nella classifica Fortune 500, circa il 40% di loro potrebbe svanire entro 10 anni. In Cina e India, nel frattempo, prevedono la scomparsa tra il 25% e il 69% dei posti di lavoro.

Quali soluzioni per sopravvivere all’invasione dei robot?

L’affermarsi dell’automazione probabilmente avrà un effetto devastante sul mercato del lavoro. Anche se, come sostengono alcuni, i robot avranno comunque bisogno di programmatori e manutentori per essere utilizzati, il saldo finale dei posti di lavoro dopo la quarta rivoluzione industriale rischia di essere fortemente negativo. E i tempi stretti.

Nel dibattito della comunità scientifica, il fronte dei robottisti – quello che sostiene ad occhi chiusi il diffondersi dell’automazione – si contrappone a quello dei luddisti – che vedono nell’Industria 4.0 un pericolo enorme per il mercato del lavoro e la comunità civile. Su una cosa però sono tutti d’accordo: è necessario che la classe dirigente di ogni Paese industrializzato affronti il tema e decida se spalancare la strada ai robot o porre dei limiti soppesando tutte le conseguenze. Negli anni della crisi economica il malcontento della classe operaia e della classe media è cresciuto a dismisurae l’Industria 4.0 con l’automazione del lavoro non potrà che portare altre tensioni e disagi. Per questo è necessario che la politica intervenga.

Come? sempre QZ.com lancia una provocazione. Nel mondo si regola l’utilizzo delle armi nucleari, si argina il potere dei dittatori, si costruiscono difese contro gli attacchi informatici: possibile che non si voglia fermare l’invasione dei robot se la consideriamo un pericolo per la società? I luddisti sostengono la necessità di vietare l’utilizzo dei robot nelle mansioni, non pericolose, svolte dagli uomini, oppure di fissare con una legge ad hoc una percentuale massima di robot sul totale dei dipendenti di un’azienda.

Secondo l’approccio più pragmatico si potrebbe affrontare il problema della transizione tra terza e quarta rivoluzione industriale puntando su istruzione e formazione professionale. Le Università, alcune per fortuna lo stanno già facendo, devono formare lavoratori adatti all’Industria 4.0 cercando di superare le figure professionali che tra qualche anno non avranno alcuna chance di entrare sul mercato del lavoro. Le aziende che stanno già vivendo la transizione verso il mondo automatizzato cercano figure professionali specifiche, ingegneri, programmatori e figure adatte alle nuove istanze produttive. E per coloro che rischiano di essere rottamati? Un Paese lungimirante dovrebbe prevedere percorsi di aggiornamento professionale per aiutare i lavoratori messi alla porta dai robot a rientrare dalla finestra sotto nuove spoglie.

Dal punto di vista prettamente fiscale ci sono altre proposte interessanti. Quella che ha avuto maggior risonanza è stata l’idea di tassa i robot, messa sul tavolo da Bill Gates. Per quanto possa sembrare una roba da film di fantascienza, si basa su un principio sensato: ricevere dai robot (o meglio dalle aziende che li utilizzato al posto degli uomini) un incasso utile a finanziare forme di sostegno per i lavoratori che hanno perso il lavoro.

Sullo stesso principio si basa l’idea di introdurre un reddito universale per tutti i cittadini adulti, l’”Universal basic income” o UBI. La misura però andrebbe ben studiata perché ha dei difetti: in primis il rischio di creare una generazione di persone sfiduciate, votate alla noia e all’assistenzialismo. Poi c’è da vedere come finanziarla. E qui torna l’ipotesi tassa sui robot oppure, secondo alcuni, sarebbe sufficiente eliminare tutte le forme attuali di welfare per avere risorse a sufficienza per garantire un reddito minimo a tutti.

Insomma, l’approccio può essere quello dei robottisti, dei luddisti o pragmatico l’importante è che la classe dirigente si renda conto che un cambiamento epocale è dietro l’angolo, che interesserà milioni di persone e chie rischia di devastare la società. E’ necessario conoscere, studiare e affrontare il problema con l’urgenza e l’importanza che merita.

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