LO SPECCHIO PRIMARIO DEL JWST IN TUTTO IL SUO SPLENDORE

Il 2018 sarà l’anno fatale del lancio del James Webb Space Telescope (JWST), il più sofisticato, complesso e costoso telescopio spaziale mai costruito. 

Si parla da anni del JWST come del successore di Hubble, ma la definizione non è del tutto esatta. Mentre il punto di forza di Hubble è l’osservazione nelle lunghezze d’onda dell’ultravioletto e del visibile, con un piede nel vicino infrarosso, il JWST è invece stato progettato specificamente ed esclusivamente per l’osservazione dal vicino al medio infrarosso, con la capacità di coprire tutta la gamma di lunghezze d’onda compresa tra 0,6 e 28 micrometri. 
JWST potrà così guardare più lontano di Hubble e vedere là dove Hubble non è in grado di vedere, per esempio attraverso le spesse cortine di gas e polveri che oscurano la nostra vista verso il centro galattico. Tuttavia le immagini del JWST saranno inevitabilmente diverse, molto diverse da quelle di Hubble. Il nuovo telescopio spaziale della NASA è studiato, infatti, per vedere quella parte dello spettro elettromagnetico che né l’occhio umano né Hubble possono vedere: una radiazione che ha lunghezza d’onda maggiore della luce visibile e che noi percepiamo essenzialmente come calore, attraverso la pelle, non attraverso la vista.
Per svolgere al meglio il suo compito, il JWST dovrà perciò essere lontano da ogni fonte di calore. Ecco perché non orbiterà intorno alla Terra come Hubble, ma a 1,5 milioni di km di distanza, nel punto lagrangiano L2.
Il fiore all’occhiello del JWST è il suo specchio primario, un oggetto di incredibile perfezione tecnica, visibile nello splendore del suo rivestimento in oro in questa immagine della NASA, che mostra lo specchio sollevato da una gru, mentre viene portato in una camera sterile del Goddard Space Flight Center, dove si stanno svolgendo gli ultimi test per la messa a punto finale del telescopio.
Lo specchio del JWST è formato da 18 esagoni di berillio, ricoperti da un sottile strato d’oro. Ha un diametro complessivo di 6,5 metri, a fronte dei 2,4 metri dello specchio primario di Hubble, con una superficie di raccolta della luce 7 volte maggiore. 
Questo specchio così grande e complesso, in cui ogni esagono è levigato con tale cura che le imperfezioni ammesse non superano i pochi nanometri, sarà ripiegato durante il lancio, per poi essere aperto come un fiore, una volta nello spazio. Una delle difficoltà maggiori di tutta l’impresa è consistita proprio nella progettazione di uno specchio dotato della capacità di modificare la propria geometria senza perdere neppure una frazione del sottilissimo allineamento di tutti gli esagoni, indispensabile per ottenere quelle immagini astronomiche di altissima qualità che l’intera comunità scientifica mondiale si attende dal JWST.

Autore dell'articolo: giosat

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