Il 21 aprile la sonda Cassini ha sfiorato Titano per l’ultima volta, la 127° dall’inizio della missione nel 2004, passando a soli 979 km dalla sua superficie. Ha raccolto tutti i dati che poteva, dalle immagini radar dei laghi di idrocarburi alle riprese nella luce visibile e nell’infrarosso, sfruttando al massimo i propri strumenti, durante quella che – per molti anni a venire, forse decenni – sarà l’ultima osservazione scientifica, anzi l’ultima osservazione in assoluto, della luna maggiore di Saturno, perennemente avvolta nella sua densa e cupa foschia.

Ma Titano stavolta non era solo un obiettivo scientifico. Con un diametro di oltre 5.000 km (2/5 del diametro terrestre), questa grande luna, più grande anche di Mercurio, ha una massa sufficiente a fornire – ovviamente a sua insaputa – un potente assist gravitazionale. Avvicinandosi dalla giusta direzione, Cassini ha pertanto sfruttato il moto orbitale di Titano intorno a Saturno, per ottenere una deviazione di traiettoria e una spinta supplementare, cioè un aumento della propria velocità orbitale rispetto a Saturno. 
Il calcio impresso alla sonda dai 134 miliardi di miliardi di tonnellate di massa di Titano si è tradotto in un aumento di velocità rispetto a Saturno di ben 860,5 metri al secondo. Tale incremento di velocità, unito alla deviazione della traiettoria impresso dalla gravità di Titano, ha già prodotto una conseguenza fatale, inesorabile: qualsiasi correzione di rotta possa tentare Cassini da oggi in poi, il suo destino è segnato. La sonda è ora come un proiettile lanciato con precisione verso il suo bersaglio finale: Saturno. Il 15 settembre prossimo penetrerà nell’atmosfera del pianeta gigante, continuando a trasmettere preziose informazioni verso la Terra. Nel giro di un minuto il contatto radio sarà perduto e poco dopo Cassini finirà distrutta dalla pressione degli strati interni dell’atmosfera di Saturno: un suicidio programmato degno di un eroe epico.
Ed epica è stata davvero l’impresa di Cassini. La mole di dati raccolta in 13 anni di osservazioni del sistema di Saturno è sufficiente a tenere occupati i ricercatori per i prossimi decenni.
Ma il meglio deve ancora arrivare. In quest’ultima parte della missione, che alla NASA hanno battezzato ufficialmente Grand Finale, la sonda si immergerà per ben 22 volte all’interno del vuoto largo appena 2.400 km tra il margine dell’anello più interno e la sommità delle nuvole di Saturno. In 5 dei 22 passaggi penetrerà addirittura nell’alta atmosfera del pianeta, fornendo informazioni assolutamente inedite sulla sua composizione e densità. Cassini arriverà a sfiorare la copertura nuvolosa di Saturno, sfrecciando a soli 1.628 km di distanza. 
Le immagini che riceveremo da questi passaggi ravvicinati – se tutto andrà come previsto – saranno le più spettacolari di tutta la missione. Potremo osservare gli anelli e il loro bordo interno da un punto di vista del tutto nuovo e ottenere viste ravvicinatissime dei sistemi nuvolosi che percorrono l’atmosfera del pianeta.
Il primo dei 22 tuffi all’interno degli anelli è avvenuto il 26 aprile. Nella giornata del 27 aprile sono attese le prime immagini, con un ritardo di diverse ore rispetto allo svolgersi delle operazioni. Il motivo del ritardo è che i responsabili della missione hanno deciso, per cautela, che, durante il primo passaggio di Cassini in questa regione inesplorata tra Saturno e gli anelli, l’antenna ad alto guadagno, solitamente puntata verso la Terra per inviare i dati raccolti dalla sonda, venisse invece fatta ruotare nella direzione del moto, così da proteggere come uno scudo tutto il resto della struttura.
È possibile, infatti, che vi siano in quella zona particelle di pulviscolo, grani di materiale fluttuanti tra gli anelli e l’atmosfera del pianeta. Nel punto di maggior avvicinamento, Cassini avrà una velocità relativa a Saturno di oltre 123.000 km/h: a una simile velocità anche un grano di pochi millimetri è in grado di produrre danni devastanti. Ecco perché lo schermo offerto da un’antenna di solido metallo larga 4 metri è una buona garanzia di sopravvivenza. In ogni caso, la probabilità di impatti pericolosi è davvero molto bassa, sicché questo riposizionamento dell’antenna in funzione scudo, con il conseguente ritardo di comunicazioni con la Terra, è stato programmato solo per il primo dei 22 tuffi tra gli anelli e Saturno, previsti da qui al 15 settembre prossimo.
Lo spettacolo è appena cominciato.
P.S.: chi volesse rinfrescarsi la memoria su come funziona un assist gravitazionale, può leggere questo post dell’anno scorso: https://plus.google.com/u/0/+MicheleDiodati/posts/BwhX4wvNApd.

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