Encelado è uno dei 62 satelliti di Saturno finora scoperti. Fa parte della “vecchia guardia”, cioè di quelle nove lune trovate dagli astronomi già prima del Ventesimo Secolo e delle missioni spaziali Voyager e Cassini. Fu scoperto, infatti, nel 1789 da William Herschel e ricevette il nome dal figlio di questi, John.

Il nome Encelado — Ἐγκέλαδος in greco — deriva da uno dei Giganti che parteciparono secondo il mito alla Gigantomachia, la battaglia tra gli dei dell’Olimpo e i Giganti. Nel corso di quella battaglia, Encelado fu sconfitto dalla dea Atena, che lo schiacciò gettandogli sopra l’isola di Sicilia. Sempre secondo il mito, le eruzioni dell’Etna sarebbero provocate dal respiro infuocato di Encelado, così come i terremoti dal suo rotolarsi affannato sottoterra, in seguito alle ferite riportate.

Il mito si adatta perfettamente alle caratteristiche del satellite Encelado, per quanto riguarda l’esuberanza eruttiva. Questa luna ghiacciata, dalla temperatura superficiale bassissima (−201 °C), dovuta al fatto che riflette quasi totalmente i raggi del Sole nello spazio, è infatti insolitamente attiva dal punto di vista geologico. La sonda Cassini, nei suoi passaggi ravvicinati, ha mostrato degli inequivocabili pennacchi di ghiaccio e polveri, che si innalzano per molti chilometri nello spazio, eruttati in prossimità del Polo Sud di Encelado.

In questa zona si trovano le cosiddette “strisce della tigre” (tiger stripes): una serie di lunghe linee di frattura, che disegnano sulla superficie del satellite una trama che ricorda appunto il manto di una tigre. È proprio da queste linee di frattura che si innalzano i pennacchi di Encelado, a dimostrazione che questa piccola luna possiede un intenso calore interno, che trae origine dalle forze mareali generate dalla gravità di Saturno o forse da materiale radioattivo presente nel nucleo. E, se c’è calore, ci deve essere anche acqua liquida, che ghiaccia poi immediatamente, una volta espulsa dalle fratture, in virtù della bassissima temperatura esterna.

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La sonda Cassini effettuò il 21 novembre 2009 il suo ottavo passaggio ravvicinato su Encelado, spingendosi fino a soli 1.600 km dalla sua superficie (il satellite ha un diametro medio di 504 km e orbita a circa 238.000 km da Saturno).

Le prime tre immagini dell’album allegato al post mostrano appunto alcuni di questi potentissimi geyser, che lanciano nuvole di pulviscolo e vapori fino a centinaia di chilometri di altezza. Si tratta di immagini particolarmente suggestive, perché il Polo Sud di Encelado vi appare parzialmente illuminato, a ridosso del terminatore, la linea che separa il giorno dalla notte. Con la stagione invernale, quella regione del satellite sprofonda nell’oscurità per diversi anni terrestri (un anno di Saturno dura circa 29,5 anni terrestri).

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