Cisgiordania: scontri in piazza a Betlemme e Ramallah nella “giornata della collera”

Mentre da Betlemme Piero Marrazzo, corrispondente di Rai News, racconta il venerdì di allarme, viene colpito da un lancio di sassi. Il giornalista, che già indossava il giubbotto anti proiettile, senza interrompere il collegamento, per proteggersi dalla sassaiola si mette il casco e continua la telecronaca.

· LE PROTESTE INTERNAZIONALI
Contro la decisione di Trump hanno protestato i musulmani di mezzo mondo, dalla Tunisia al Kashmir, dall’Egitto al Pakistan, dalla Giordania alla Turchia, dall’Iran all’Indonesia, dalla Malaysia al Bangladesh.

La svolta dell’amministrazione Usa ha messo in fibrillazione le cancellerie occidentali. Dopo la raffica di critiche alla scelta di Trump, si cerca ora una via d’uscita. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha lanciato un appello “alla calma e alla responsabilità” e il ministero degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, durante un’intervista radiofonica ha dichiarato che gli Stati Uniti si sono auto-esclusi dal processo di pace: “Sento alcuni, incluso Tillerson, dire che è il momento dei negoziati.

Fino a ora avrebbero potuto avere un ruolo di mediazione in questo conflitto ma si sono un po’ esclusi da soli. La realtà è che sono da soli e isolati su questo tema”. “La decisione degli Stati Uniti – interviene il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov – complica drasticamente i piani di Washington di normalizzare le loro relazioni con il mondo arabo”.

Il consiglio di sicurezza dell’Onu s’è riunito d’urgenza per discutere la situazione. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, Nickolay Mladenov, ha riferito che l’Onu è “particolarmente inquieta per i rischi di una escalation violenta”. Poi ha ricordato le parole del segretario generale Onu, Antonio Guterres, secondo cui Gerusalemme deve essere la capitale dei due Stati.

Ma a complicare il quadro c’è anche il giallo della visita del vice presidente americano Mike Pence in Israele e nei Territori palestinesi, prevista per il 19 dicembre. Ieri funzionari palestinesi hanno parlato di una possibile cancellazione, ma gli Stati Uniti hanno ammonito l’Autorità nazionale palestinese affinché non prenda una decisione che sarebbe considerata un insulto dalla Casa Bianca.

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