L’esperimento del Mit: nanoparticelle incorporate nelle foglie di crescione creano una luce fioca che può durare fino a quattro ore

di MARIA LUISA PRETE

    19 dicembre 2017

DOPO la piante spia progettate dal Darpa – il braccio militare Usa responsabile dello sviluppo di nuove tecnologie – arrivano dal Mit quelle che funzionano come un’abat-jour. Proprio così, si potrà leggere un libro alla luce di una pianta incandescente. Ci stanno lavorando gli ingegneri del Massachusetts Institute of Technology che sono riusciti nell’intento con nanoparticelle incorporate nelle foglie di una pianta di crescione facendo sì che questa si accenda. Certo, per ora si tratta di una fioca luce vegetale che dura quattro ore. Ma il successo ottenuto fa pensare a una fonte di luminosità naturale che possa sostituire l’elettricità.

·L’ESPERIMENTO
Per attivare il processo di bioluminescenza viene impiegata la luciferasi, l’enzima che fa ‘splendere’ le lucciole. Questa agisce su una molecola chiamata luciferina, facendole emettere luce, mentre un’altra molecola, coenzima A, aiuta il processo a rimuovere gli ostacoli che possono inibire l’attività della luciferasi. Il meccanismo va ulteriormente perfezionato, attualmente il crescione di 10 centimetri emette una luce che è un millesimo di quella necessaria per leggere. Ma un giorno le piante potrebbero essere in grado di illuminare uno spazio di lavoro.

Le piante che si illuminano: il progetto del Mit

· ALBERI COME LAMPIONI
Le prospettive di impiego sono ancora più ambiziose. I ricercatori sperano di potenziare così tanto l’intensità e la durata luminosa da poter offrire una tecnologia da impiegare sia per fornire illuminazione a bassa intensità per interni sia, addirittura, per trasformare gli alberi in lampioni autoalimentati.

·IL FUTURO DELLA NANOBIONICA VEGETALE
Il crescione “potenziato” non ha bisogno di essere collegato alla corrente elettrica. Di conseguenza comporterebbe un grande risparmio energetico se diffuso su larga scala. Le piante nonobioniche rappresentano una nuova e suggestiva area di studio introdotta dal laboratorio di Strano. I ricercatori sono impegnati a potenziare le piante con nuove caratteristiche incorporando all’interno diversi tipi di nanoparticelle che, come per il primo esperimento, non contengono componenti tossici per le piantine. L’obiettivo del team è quello di permettere ai vegetali del futuro di sostituire molte delle funzioni ora svolte da dispositivi elettrici.

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