Nel nuovo piano previsti 5 milioni di introiti in più all’anno. Giallo sul via libera degli advisor

Corsa contro il tempo per salvare Gtt: sono giorni decisivi

Ultima modifica il 23/12/2017 alle ore 13:31
ANDREA ROSSI
TORINO
 Doveva arrivare ieri in mattinata, poi nel pomeriggio. Alle nove di sera ancora niente, tanto che tra i protagonisti del salvataggio di Gtt – ormai quasi disperato – cominciava a serpeggiare un certo nervosismo. L’ultima versione, l’ennesima e forse ultima, del piano industriale che dovrebbe permettere all’azienda di rilanciarsi evitando la procedura fallimentare prevista dalle legge Marzano sulle grandi imprese insolventi, è comunque quasi pronta. Gli advisor incaricati dall’azienda di trasporto pubblico, con la società di revisione Deloitte, hanno limato per una settimana le cifre, non senza tensioni con Gtt, cui sono stati chiesti numeri, delucidazioni, chiarimenti in quantità monumentale.

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La versione definitiva del piano, secondo indiscrezioni, dovrebbe contenere uno “scoperto” di circa 15 milioni. Erano 25, poco più di una settimana fa: sono stati limati euro su euro, fino a ridursi grazie a una serie di interventi proposti da Gtt. Uno su tutti, un inasprimento della riforma tariffaria cui l’azienda sta lavorando da mesi su indicazione della Città. Alla fine dovrebbe entrare in vigore entro l’estate, comportare un rincaro dei biglietti in media del 5% e fruttare a regime maggiori incassi per 5 milioni all’anno. La filosofia è uniformare il biglietto urbano a quello extraurbano e semplificare, istituendo biglietti giornalieri e favorendo gli abbonamenti piuttosto che i carnet. I dettagli sono ancora da definire, e molto conterà la volontà dell’amministrazione Cinquestelle.

Il piano si attesta sempre intorno a un fabbisogno nei prossimi quattro anni di 131 milioni. L’impegno più consistente dovrebbe arrivare dalla Regione: ieri il Cipe ha dato il via libera all’utilizzo dei 40 milioni di fondi per lo sviluppo assegnati alla Regione. E sempre dalla Regione arriveranno circa 25 milioni utili a chiudere la transazione sui vecchi crediti che Gtt vanta con Agenzia per la mobilità. Altri 25 milioni arriveranno dall’acquisto di nuovi mezzi, a cui se ne aggiungerebbero 17 derivanti dal fatto che Gtt nel 2018 non verserà al Comune gli introiti delle strisce blu; 10 milioni dalle copertura dei vecchi debiti della Città e 15 dalle banche.

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Mancano 15 milioni, ed è il fronte che chiama direttamente in causa la Città. Giovedì il Comune aveva informato gli advisor di essere pronto a fare la sua parte. Ieri l’assessore al Bilancio Sergio Rolando ha smentito che i soldi possano arrivare dalla conversione di un pacchetto di 18 milioni di azioni di risparmio Iren in azioni ordinarie imbastita dalla giunta Fassino nel 2015. Si tratta di un’operazione che non genera cassa ma che – spiega Rolando – «consente, producendo effetti patrimoniali positivi, la riduzione del debito della Città e ha effetti positivi di incremento patrimoniale sul bilancio di Fct».

Non è un particolare trascurabile. Il piano di salvataggio di Gtt deve essere approvato da Fct, la holding che custodisce le principali partecipazioni della Città. E Fct per dare il via libera ha bisogno di essere sufficientemente “forte” di fronte a uno scenario in cui sarà inevitabilmente costretta a reggere la svalutazione di Gtt. Il piano potrebbe consentire all’azienda di sopravvivere, ma ne imporrà una inevitabile svalutazione. Fct deve poter reggere l’urto. E la plusvalenza realizzata con Iren rinforza la holding.

Resta il potenziale “buco” del piano. Il Comune dovrà trovare un modo per coprilo, e non è escluso che Iren torni nuovamente utile, visto che nel 2018 la Città venderà una quota delle azioni che condivide con Genova incassando circa 70-80 milioni che finiranno a Fct. Sono risorse già impegnate per chiudere il bilancio del prossimo anno ma all’occorrenza Fct potrebbe tenerne una parte per sé e utilizzarla per Gtt.

Se il piano industriale dell’azienda non dovesse andare in porto resta sempre la soluzione «B»: il commissariamento previsto dalla legge Marzano. Soluzione che non scalda i cuori a Gtt, i cui fornitori verrebbero quasi rasi al suolo, e nemmeno al Comune perché in quel caso sì che il valore della partecipazione di Gtt andrebbe pesantemente abbattuto con pesanti ripercussioni sulla tenuta di Fct e della Città stessa.

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