I 10 peggiori rischi che il mondo dovrà fronteggiare nel 2018

“Siamo onesti: il 2018 non si presenta bene,” hanno scritto nel loro annuale rapporto “Top Risks” il direttore e il presidente di Eurasia Group, Ian Bremmer e Cliff Kupchan.

“Certo, i mercati crescono e l’economia non va male, ma i cittadini sono divisi,” hanno detto Bremmer e Kupchan. “I governi non stanno poi tanto governando. L’ordine globale si sta disfacendo.

La valutazione dei maggiori rischi cui il mondo andrà incontro nel 2018 si estende a tutto il pianeta, dalla situazione nelle singole nazioni alle tendenze globali. Qualcosa di grosso potrebbe, dicono, scuotere il mondo come nient’altro è riuscito a fare nell’ultima decade.

“Se dovessimo scegliere l’anno per una grande crisi – un equivalente geopolitico del crollo finanziario del 2008 – questo sarebbe il 2018,” hanno detto Bremmer e Kupchan. “Ci dispiace.”

Ecco quali rischi per il 2018 vede Eurasia Group.

1 La Cina riempirà un vuoto di leadership globale

Il presidente cinese Xi Jinping. Foto di Feng Li/Getty Images

In cima alla lista c’è il rischio che una moderna e potente Cina colmi il vuoto lasciato dagli Stati Uniti come potenza leader globale.

Il presidente cinese Xi Jinping è “il più forte presidente cinese dopo Mao Tze Tung” hanno detto Bremmer e Kupchan, aggiungendo che molte nazioni iniziano a rivolgersi alla Cina per la sua “non ingerenza negli affari delle altre nazioni.”

“In un momento di incoerenza politica e disfunzionalità di Washington, il governo cinese ha ridefinito il suo ambito internazionale, dato nuove regole, e sviluppato la strategia globale di commercio e investimenti più efficace del mondoha dichiarato Eurasia Group.

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2 Incidenti

Soldati sudcoreani. Reuters

Gli analisti di Eurasia Group sono preoccupati che un qualsiasi incidente possa scatenare un più ampio conflitto.

“Non ci sono state importanti crisi geopolitiche dall’11 Settembre o altre create dai governi, come la Crisi dei Missili di Cuba,” hanno detto Bremmer e Kupchan. “Ci sono però molti ambiti dove passi falsi o giudizi errati potrebbero provocare dei seri conflitti internazionali”.

Le aree di maggiore rischio sono la penisola coreana, la Siria, l’Est Europa e l’Iraq, dicono.

Eurasia Group indica anche “la competizione e il conflitto nel cyberspazio” e la diffusione di combattenti dello Stato Islamico” come significativi fattori di rischio.

3 Una guerra fredda tecnologica globale

Un data center. Associated Press

Eurasia Group segnala che “la più grande contesa al mondo da parte dei centri di potere economico è sullo sviluppo di nuove tecnologie dell’informazione,” come l’intelligenza artificiale e i super computer.

Bremmer e Kupchan scrivono che gli USA e la Cina si contenderanno il dominio dei mercati, specificamente in Africa, India, Brasile ed Europa.

Qualunque nazione arrivi al vertice, stabilirà probabilmente gli standard per il futuro, dove l’intelligenza artificiale sarà intesa come arma.

4 Il Messico

Il presidente del Messico, Enrique Pena Nieto. REUTERS/Ginnette Riquelme

Il 2018 sarà un anno determinante per il Messico, una nazione afflitta da corruzione, violenza per la lotta alle gang e ai cartelli della droga, e da una lenta crescita economica.

Tra le maggiori preoccupazioni a proposito del Messico – e anche quella che potrebbe avere le maggiori ripercussioni, secondo Eurasia Group – c’è il potenziale collasso del North American Free Trade Agreement.

“Un collasso dei trattati NAFTA non cancellerebbe l’accordo in sé, ma l’incertezza sul suo futuro potrebbe danneggiare enormemente l’economia messicana esponendo il paese a una profonda dipendenza dal commercio USA,” hanno detto Bremmer e Kupchan.

5 Le relazioni USA-Iran

L’ambasciatore USA alle Nazioni Unite, Nikki Haley. REUTERS/Yuri Gripas

Sembra proprio che il presidente USA Donald Trump “ce l’abbia con l’Iran,” dice Eurasia Group, mettendo così a rischio le delicate conquiste diplomatiche del passato – specialmente gli accordi sul nucleare.

“Gli accordi sul nucleare possono probabilmente sopravvivere al 2018, ma ci sono anche forti probabilità che ciò non accada,” hanno detto Bremmer e Kupchan.

Probabilmente Trump continuerà a voler ridurre l’influenza dell’Iran, in modo particolare in Siria, Iraq, Libano e Yemen, dice Eurasia Group. Potrebbe inoltre esserci un maggiore coordinamento con l’Arabia Saudita.

L’Iran potrebbe reagire e accelerare il proprio programma nucleare, se gli accordi dovessero naufragare, aumentando così le probabilità per un attacco americano o israeliano in Iran che farebbe crescere il prezzo del petrolio.

6 L’erosione delle istituzioni

Jonathan Erns/Reuters

Eurasia Group pensa che l’elezione di Trump e il voto britannico favorevole all’uscita dall’Unione Europea siano una concreta minaccia alle istituzioni.

“Le istituzioni che sostengono società prospere e pacifiche – governi, partiti politici, magistrature, media e istituti finanziari – continuano a perdere credibilità su ciò da cui dipende la loro legittimità,” dicono Bremmer e Kupchan.

Nelle nazioni emergenti ciò creerà unpopulismo antigovernativo tossico” dice Eurasia Group, “creando linee di condotta economiche e di sicurezza poco prevedibili.”

7 Protezionismo 2.0

Steve Bannon. AP Photo/Mary Schwalm

In sintonia con i sentimenti antigovernativi e populisti, secondo Eurasia Group i politici potrebbero essere costretti dagli elettori a “muoversi in direzione di un approccio a somma zero nei confronti della competizione economica globale, mostrando piuttosto di fare qualcosa per i posti di lavoro perduti.”

Il “Protezionismo 2.0”, com’è chiamato da Bremmer e Kupchan, sarà diverso dai modelli precedenti in quanto “invece di agire su tariffe e quote di importazione, gli strumenti odierni comprendono misure interne come salvataggi, sussidi e regole del tipo ‘compra locale’”.

8 Il Regno Unito

Theresa May. Chris J Ratcliffe/Getty Images

“Il 2017 non è stato divertente per il Regno Unito,” hanno dichiarato Bremmer e Kupchan, ma “il 2018 sarà ancora peggiore.”

Il fatto che Regno Unito sia in questa lista ha in gran parte a che vedere con i negoziati sulla Brexit.

Il principio negoziale “Nulla è stabilito finché tutto non è stabilito” potrebbe “incoraggiare infiniti conflitti di dettaglio tra ed entro le parti,” afferma Eurasia Group.

Per aggiungere incertezza, le manovre negoziali del primo ministro Theresa May potrebbero costarle il posto – per essere rimpiazzata da un altro leader Tory più “duro”, o dal leader del Labour Party, Jeremy Corbin.

9 Politiche identitarie in Asia meridionale

Profughi Rohingya. REUTERS/Jorge Silva

“Le politiche identitarie asiatiche sono di diverse forme: islamistiche, anti cinesi o relative ad altri sentimenti minoritari, come l’intensificarsi del nazionalismo indiano, afferma Eurasia Group.

Il rapporto segnala l’emergere del sentimento islamico in Indonesia e in Malesia, il risentimento dei facoltosi cittadini cinesi in Indonesia, e la persecuzione della minoranza Rohingya in Myanmar.

Bremmer e Kupchan si preoccupano che la retorica nazionalista mostrata prima delle elezioni del prossimo anno dal primo ministro indiano Narendra Modi “possa avallare l’ostilità nei confronti dei musulmani e delle caste inferiori degli stessi indù da parte di elementi radicalizzati della società.”

10 La sicurezza dell’Africa

Miliziani di Al Shabaab. AP Photo/Farah Abdi Warsameh

Eurasia Group riferisce che nel 2018 potrebbero diffondersi violenze dalla “periferia instabile” dell’Africa (Mali, Sud Sudan e Somalia) a nazioni più centrali (Costa d’Avorio, Nigeria, Kenia ed Etiopia).

La bellicosità e il terrorismo sono le principali minacce – specificamente da parte di Al Shabaab, Al Qaeda e altri gruppi terroristi e jihadisti come ISIS e Boko Haram.

“I pericoli rappresentati da Al Shabaab in Africa orientale e da Al Qaeda in quella occidentale non sono nuovi, ma destinati comunque a intensificarsi,” dicono Bremmer e Kupchan.

False piste

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. AIZAR RALDES/AFP/Getty Images

Bremmer e Kupchan indicano anche tre “false piste” in quanto fattori di rischio globale, preoccupanti a prima vista ma che rimarranno relativamente stabili:

  • Trump alla Casa Bianca: “Per il 2018 potrà al massimo dare seguito a un numero limitato di priorità legislative e a qualche decreto. Se ci fosse una crisi più ampia (vedi n° 2, Incidenti), saremmo nei guai.
  • Eurozona: “Uno sguardo approfondito sui percorsi delle singole nazioni dell’Eurozona suggeriscono che la regione vivrà un altro anno relativamente produttivo, dopo aver sorpreso gli osservatori con la crescita vista nel 2017.
  • Il Venezuela: “Il presidente Nicolas Maduro arriva al 2018 in una posizione relativamente tranquilla. Ha consolidato il suo controllo sulle istituzioni del paese, gode del sostegno militare, ed è effettivamente riuscito a dividere e demoralizzare l’opposizione, lasciandola senza la capacità di rovesciare il regime.”

Autore dell'articolo: giosat

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