Wim Hof, che detiene il Guinness world record per il tempo più lungo di nuoto sotto il ghiaccio, si immerge in acqua ghiacciata in un evento per protestare contro il riscaldamento globale, nel 2010. REUTERS/Tyrone Siu

La maggior parte di noi sa che per essere sani dobbiamo mangiare bene e fare esercizio fisico.

Ma concentrarci soltanto su queste due cose potrebbe non bastare, secondo una teoria approfondita (e sperimentata) dalgiornalista e antropologo Scott Carney nel suo recente libro “What Doesn’t Kill Us: How Freezing Water, Extreme Altitude, and Environmental Conditioning Will Renew Our Lost Evolutionary Strength”.

La teoria suggerisce che se vogliamo raggiungere il nostro potenziale massimo, oltre a dieta ed esercizio, dobbiamo sottoporre i nostri corpi a stress ambientale, come l’esposizione a temperature fredde e calde. Dopo tutto, gli esseri umani hanno vissuto senza aria condizionata e riscaldamento per la maggior parte della loro esistenza.

Questa logica assomiglia alla spiegazione secondo la quale dovremmo mangiare cibo sano e fare ginnastica. La natura è brutale e noi ci siamo evoluti per sopravvivere in un mondo difficile. Ma adesso la tecnologia ci protegge da queste sfide fisiche.

Siamo fatti per muoverci e correre; la sedentarietà aumenta l’incidenza di malattie cardiache, tumori e diabete: le cause più comuni di morte nel mondo moderno.

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E i nostri corpi stanno bene quando mangiamo cibo naturale simile a quello che potremmo coltivare in un ambiente selvatico, e stanno male quando consumiamo troppi alimenti elaborati. Escludiamo zucchero e grasso per il loro elevato contenuto calorico, ma li ritroviamo sotto forma più malsana nei cibi che mangiamo.

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L’idea sottesa al condizionamento ambientale, secondo Carney, è la stessa:

Gli esseri umani anatomicamente moderni hanno vissuto sul pianeta per circa 200.000 anni. Ciò significa che il tuo collega seduto sotto la luce al neon tutto il giorno ha praticamente lo stesso corpo del primitivo uomo delle caverne che spuntava la selce per andare a caccia di antilopi. Per arrivare ai nostri giorni, abbiamo affrontato innumerevoli sfide scappando dai predatori, ghiacciandoci nelle tempeste di neve, cercando rifugio dalla pioggia, cacciato e raccolto cibo, e continuato a respirare nonostante il caldo soffocante. Fino a tempi molto recenti, le comodità non si potevano dare per scontate; c’era sempre un equilibrio tra il nostro sforzo e le pause guadagnate. Per la maggior parte di questo tempo siamo riusciti ad affrontare tutto ciò senza neanche un briciolo di quella che consideriamo tecnologia moderna. Abbiamo dovuto, anzi, essere forti per sopravvivere”.

E anche se la nostra nuova capacità di vivere nel comfort è piacevole, Carney ritiene che non sia sana.

Senza sfide da superare, limiti abbattere, o minacce da cui scappare, gli esseri umani di questo millennio sono troppo sazi, troppo scaldati e troppo poco stimolati“, scrive.

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Chiaramente, ci sono obiezioni a questa teoria. La tecnologia ci aiuta a non morire congelati d’inverno e ci permette di continuare a produrre nei giorni estivi più caldi.

Ma c’è chi ritiene che molti dei nostri problemi, fisici e mentali, derivino dalla comodità della vita moderna. Lansia, ad esempio, è uno dei problemi relativi alla salute mentale più diffusi ai giorni nostri, ma alcuni ricercatori pensano che potrebbe essere un adattamento evoluzionistico andato fuori controllo. L’ansia può essere parte della nostra reazione “combatti o fuggi”, che ci aiuta a mantenerci in vita nelle situazioni di pericolo, ma dato che non abbiamo più paura dei predatori e di altre minacce, può presentarsi quando dobbiamo fare un discorso o chiedere a qualcuno di uscire.

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Nel suo libro, Carney approfondisce l’idea che riportare qualche sfida ambientale nelle nostre vite potrebbe migliorare la nostra salute. Si imbarca in un viaggio — sotto la guida di Wim Hof, un olandese soprannominato “Iceman” — per vedere se il “condizionamento ambientale” può aiutarlo a scoprire nuovi livelli di benessere.

Rodale

Hof sostiene (e mette in pratica) un sistema di trasformazione fisica che unisce esposizione all’ambiente, soprattutto al freddo, a tecniche di respirazione consapevole per provare a avere maggiore controllo sulle reazioni fisiche normalmente involontarie. Dichiara che così non solo il corpo si irrobustisce in modi che vanno oltre l’esercizio fisico, ma che le persone sarebbero aiutate nella guarigione da incidenti e malattie.

È difficile sapere quanto sia valida questa teoria. Da un lato attira coloro che ritengono che una vita sempre comoda non sia probabilmente abbastanza stimolante fisicamente. E sembra che abbia anche alcuni benefici fisici osservabili: Carney riferisce una serie di episodi in cui studenti del metodo di Hof provano sollievo da ferite o dai sintomi del morbo di Parkinson e di Crohn. Alcuni studi scientifici indipendenti hanno verificato alcune affermazioni di Hof, tra cui quella che un metodo di immersione nel freddo e di respirazione controllata può fornire alle persone una certa capacità di attivare o bloccare il proprio sistema immunitario.

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È però anche possibile che il sollievo provato per tutti o alcuni dei dolori o sintomi dagli apprendisti di Hof sia dovuto all’effetto placebo, fatto prontamente riconosciuto da Carney.

Vale anche la pena notare che alcune delle azioni di Hof  — nuotare nell’acqua ghiacciata, ad esempio —hanno quasi ucciso lui e altri che hanno provato a imitarlo. Il libro di Carney inizia con l’avvertimento che i lettori non dovrebbero tentare questi metodi senza avere consultato un medico e senza un allenamento e una preparazione seri.

E anche allora, dice, “i lettori devono essere consapevoli che queste pratiche sono intrinsecamente pericolose e potrebbero portare a gravi infortuni o alla morte“.

Il “disclaimer” nel libro di Carney: “Questo libro è un’inchiesta giornalistica sui limiti e le possibilità del corpo umano. Nessuno dovrebbe provare i metodi o le pratiche qui illustrate senza adeguata esperienza, allenamento, preparazione fisica e senza il controllo e l’approvazione di un medico. E anche così i direttori devono saper che si tratta di pratiche intrinsecamente pericolose e possono portare a gravi infortuni o ala morte”. Kevin Loria/Business Insider

Pericolo a parte, alcuni atleti — come il leggendario surfista Laird Hamilton, con cui Carney si è allenato durante le sue indagini — citano come influenza i metodi di Hof.
Ed esistono dati promettenti che suggeriscono come l’esposizione alle basse temperature possa giocare un ruolo nella perdita di peso e aiutare a contrastare gli effetti del diabete.

L’idea che sia possibile controllare reazioni fisiche apparentemente involontarie non si limita solo al lavoro di Hof. Si è scoperto che ci sono persone come il nuotatore estremo Lewis Pugh e alcuni monaci tibetani che esercitano una qualche forma di controllo sulla propria temperatura interna – un’abilità apparentemente sovraumana.

La domanda è se queste capacità possano essere insegnate e imparate. Hof pensa di sì, e anche se Carney lascia spazio per lo scetticismo, sembra convinto dello stesso.

“Se siete stati avvolti in un bozzolo termogenico per tutta la vita, allora il vostro sistema nervoso è in cerca di uno stimolo”, scrive. “Dovete solo uscire un po’ dalla vostra comfort zone e tentare qualcosa fuori dal comune. Cercare la comodità nel freddo“.

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