Ansia da insetti, vuoto, clown… Uno studio inglese dimostra che la frequenza del nostro cuore può aiutarci a guarire

di SANDRO IANNACCONE

IPNOSI, training autogeno, psicoterapia. Le strade offerte dalla scienza per aiutare a superare le fobie sono parecchie. Ma non tutte funzionano come vorremmo, purtroppo, e così animali, altezze o ascensori restano spesso feticci proibiti. Le cose potrebbero però cambiare. Un’équipe di scienziati della Sussex Medical School, infatti, ha condotto un esperimento su alcuni volontari aracnofobici (ovvero spropositatamente impauriti dai ragni), mostrando loro, a ripetizione, fotografie di ragni a diversi intervalli temporali sullo schermo di un computer, e osservando che quando tali intervalli erano uguali a quelli del ritmo cardiaco la fobia risultava significativamente ridimensionata. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivistaPsychosomatic Medicine.

• CHE PAURA I RAGNI
Ecco i dettagli dell’esperimento. Nel lavoro appena pubblicato, gli scienziati hanno diviso 53 soggetti aracnofobici in tre gruppi. A tutti è stata misurata la frequenza cardiaca e sono state mostrate immagini di ragni a diversi intervalli temporali. Il primo gruppo vedeva le fotografie alla stessa frequenza delle proprie sistole (la contrazione del muscolo cardiaco); al secondo, le medesimi immagini sono state mostrate in contemporanea con le diastole (il rilassamento del muscolo cardiaco); al terzo gruppo, quello di controllo, le immagini sono state mostrate a intervalli del tutto casuali. Dopo l’esperimento, tutti i volontari sono stati sottoposti a un questionario di autovalutazione: analizzando i risultati, i ricercatori hanno notato una riduzione dei livelli di ansia e stress psicologico molto più significativa nei soggetti del primo gruppo.

• CON IL CUORE IN GOLA
“Sono moltissime le persone che soffrono di una fobia di qualche tipo, nei confronti degli animali, o dei clown, o persino di alcuni tipi di alimenti – spiega Hugo Critchley, direttore del dipartimento di psichiatria alla Sussex Medical School e primo autore del lavoro – tra le opzioni terapeutiche che abbiamo attualmente a disposizione c’è anche l’esposizione del paziente all’oggetto della propria paura, che però di solito è un trattamento che dà benefici solo a lungo termine. Il nostro lavoro mostra che questo approccio terapeutico è migliorabile: la reazione alla visione dell’oggetto della fobia può dipendere significativamente dalla frequenza con cui lo si vede, e in particolar modo cambia parecchio se questa è analoga a quella con cui batte il cuore”. La ricerca prende i passi da risultati ottenuti in precedenza dalla stessa équipe: già diversi anni fa, il ricercatori avevano infatti mostrato che i segnali di eccitazione corporea che si verificano in concomitanza di ogni battito cardiaco possono cambiare l’impatto emotivo di potenziali minacce, che sono percepite più pericolose se avvertite nel momento in cui il cuore si sta contraendo. I risultati appena pubblicati suggeriscono che, effettivamente, la contrazione cardiaca potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella percezione e nell’elaborazione degli stimoli esterni. Ulteriori esperimenti, condotti su campioni più ampi, aiuteranno a chiarire i meccanismi alla base del fenomeno e, auspicabilmente, apriranno nuove vie per il trattamento delle paure.

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MARIO CALABRESI

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